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Sabato, 5 Aprile, 2003
La legge della giungla
di TSJ

Mentre ancora si combatte in Iraq, gli Stati Uniti hanno già fatto sapere a chi toccherà dopo. Rumsfeld e Colin Powell hanno accusato l'Iran, la Siria e la Corea del Nord di ospitare e sostenere il terrorismo internazionale. E nel frattempo in Iraq si muore.

IRAQ -- Siria, Iran, Corea del Nord, i prossimi siete voi. Il monito è stato lanciato, e ipotetiche e improbabili contromisure non sono attuabili se le accuse mosse a pretesto sono vaporose e inverificabili come quelle usate per la guerra all'Iraq. La "guerra al terrore" racchiude nella propria sfera concetti ancora privi di spiegazioni concrete, e non si sta parlando dell'antica logica "occhio per occhio" utilizzata per l'Afghanistan, perchè se fosse così la vendetta di sangue contro il terrorismo l'America se la sarebbe già presa. Siamo su un livello superiore che poco ha a che fare anche con l'imperialismo, la dottrina che si sta portando avanti è niente meno che la "legge della giungla" versione terzo millennio. Basta un'accusa, al resto ci pensa la propaganda, perchè laddove l'inconsistenza del pretesto potrebbe trovare delle opposizioni, si alza una densa cortina di nebbia rappresentata dall'incessante bombardamento mediatico a forte impatto emotivo che, spegne le menti, e accende l'indifferenza.

Saddam è il classico 'personaggio cattivo' che non faticherebbe a trovarsi un posto nei più banali film americani, perchè per ciò che ha fatto può benissimo simboleggiare il male, ma siamo proprio sicuri che a combatterlo adesso ci sia il 'bene' ? Trattandosi di un "film", dall'altra parte dell'oceano molti si sentirebbero di avallare questa ipotesi. Un popolo, quello americano, nato e cresciuto con i film d'animazione della Walt Disney, non può che identificare e giudicare entità singoli o statali con gli unici criteri di giudizio di cui dispone, ovvero quello del "bene contro il male". E dato che il bene è simboleggiato dagli Stati Uniti d'America, qualsiasi cosa gli si opponga dev'essere obbligatoriamente l'antagonista cattivo del film in questione. Ma il quadro si fa confuso, i conti non tornano, i contorni della storia iniziano ad apparire sempre più informi e sfocati. Nei film Disney il bene è da sempre opposto al male, non cambia i propri valori in base agli interessi in gioco, quindi secondo questa lineare e limpida logica che vede contrapposti il "bene contro il male", gli Stati Uniti non avrebbero dovuto sostenere e armare l'Iraq nella guerra contro l'Iran, non avrebbero dovuto favorire e finanziare tramite il Pakistan l'ascesa dei Talebani a Kabul... Se è assodato che Saddam è il "cattivo", è altrettanto assodato che il "buono" sia ciò che viene rappresentato da George W. ? Chi in preda al dubbio non trova risposta soddisfacente, se saggio, dovrebbe affidarsi al terzo incomodo, le Nazioni Unite.

Quando si inizia a vedere del sangue si gira la faccia, quando iniziano a farsi sentire le urla di sofferenza e i pianti ci si tappano le orecchie. E' dura fare i conti con la propria coscienza quando col proprio silenzio si è dato l'assenso ad una nuova mattanza di vite innocenti. Ed è per questo che in Iraq attualmente non è in corso un conflitto, ma un videogioco. "Sbatti la Bosnia sulla tua Playstation", recitava un triste slogan pubblicitario per reclamizzare un giochino di guerra della famosa scatoletta videoludica Giapponese. La Bosnia, l'Afghanistan, l'Iraq e forse domani l'Iran, si possono anche "sbattere" sulla propria Playstation, e finchè tutto rimane circoscritto nella sfera delle "emozioni di plastica" non si incappa nel pericolo di lottare, e magari farsi sopraffare, dai sensi di colpa dovuti allo spargimento di sangue innocente in "nome della libertà". Si tratta di libertà definitiva dunque ? Se si sta combattendo per la liberazione dell'anima dal corpo ha un certo senso, ma se il Presidente americano Bush si riferisce ad altri tipi di "liberazione" non se ne riesce a cogliere il significato. Liberazione del mercato ? Servono nuovi potenziali clienti per i McDonald o per le varie Philip Morris, che nel mercato interno stanno affrontando crisi acute ?

La guerra in corso deve rimanere un videogioco, almeno per il pubblico americano che, davanti alla tv, passa intere giornate ad analizzare in silenzio ogni sviluppo significativo del conflitto. E non si devono dunque porre inutili enfasi sul massacro dei civili ad Hilla, perchè la notizia si dissolve immediatamente davanti al "bombardamento mediatico" sulla liberazione della dolce e graziosa soldatessa americana Jennifer che, come nei classici film di Hollywood, viene salvata dai suoi compagni e diventa -a sua insaputa- parte dei protagonisti di una guerra alla quale si vorrebbe dare un'impronta cinematografica, dove i coraggiosi e misericordiosi "eroi americani" portano la libertà e il sorriso nei volti dall'aspetto malaticcio dell'umiliato popolo Iracheno. Poco importa della strage di Hilla, il film non può e non deve soffermarsi su "personaggi di poco conto", che sul pubblico non suscitano grande attrazione, e che nei titoli di coda non saranno menzionati neanche alla fine. Come rendere umani dei numeri (33 morti, 450 feriti), quando questi non hanno neanche un nome, non hanno una storia che valga la pena di essere raccontata, come invece aveva la soldatessa Jennifer ? E via dunque all'overkill di informazione su una notizia che non aveva nessuna importanza, se non quella di dissipare velocemente l'orrore della strage di Hilla, un piccolo e innocuo centro di contadini 80 km a sud di Baghdad. Nel bombardamento pare siano state usate le famigerate 'bombe a grappolo', che Amnesty non ha esitato a definirle come "un tipo di arma che è un crimine contro l'umanità".

E in tempi in cui ogni singola notizia può essere interpretata in dieci modi differenti, ad uso e consumo degli interessati, la spinta verso "la voglia di guerra" viene alimentata dalla vena razzistica con cui i media Occidentali hanno addolcito le immagini dei prigionieri americani catturati dagli iracheni. Hanno dei volti umani quei prigionieri, hanno delle emozioni, potrebbero essere il nostro vicino di casa, i nostri figli o amici, e quindi suscitano tenerezza, pietà. Gli Iracheni invece no. Sono sporchi, sciatti, trasandati, hanno barbe lunghe, abiti sudici, uno sguardo che è fin dalla nascita abituato alle sofferenze, al patimento. Non hanno lo stesso "appeal" dei soldati americani fatti prigionieri. Non comunicano via e-mail con le loro fidanzatine al calduccio a casa, anche perchè cosa potrebbero dirgli ? "Ci hanno invaso, ci stiamo difendendo, e se poi li facciamo prigionieri si mettono pure a fare le vittime, con gli occhietti boccheggianti alle telecamere di Al-Jazeera". Poi magari si scopre che queste strane "vittime" vanno in giro con elmetti decorati con frasi tipo "natural born killer", "live or die" e altre amenità simili. E con la solita esagerazione e l'insito razzismo dei media nostrani si è voluto mettere l'accento sulle sofferenze dei "poveri" soldati americani, quasi a far sembrare che sono stati gli Iracheni -sempre e solo rappresentati come semplici numeri e non come persone- ad invadere gli Stati Uniti e l'Inghilterra.

"I sensi sono terrestri, la ragione sta for di quelli quando contempla", diceva Leondaro Da Vinci. La compassione nasce da un'immagine, da ciò che si vede, e dato che i telegiornali occidentali si soffermano solo sulle "sofferenze" delle forze alleate, non c'è posto per delle "vittime di serie B". Quanti italiani cambiano canale quando -raramente- nei Tg si parla delle sofferenze del popolo iracheno ? Quanti invece avevano le retine incollate allo schermo quando venivano mostrati i "poveretti" prigionieri americani ? Sarebbe interessante, e forse anche triste, dare una piccola occhiata ai dati dell'audience e dei "picchi d'ascolto" riguardanti proprio le specifiche situazioni sopra citate. I mass-media occidentali sono dunque il piatto d'argento sul quale viene servita la propaganda Americana che, come si può facilmente notare, è un'arma che non si prende pause, non conosce interruzioni, ed è per questo che mentre siamo in pieno svolgimento di un conflitto, già si inizia a parlare dei prossimi obiettivi di George W. Bush. "Iran, Siria, Corea del Nord. Preparatevi", ha detto la 'colomba' Colin Powell.

Intanto ieri sono tornati in azione i kamikaze. Anche se la dinamica degli avvenimenti è ancora poco chiara, pare che due donne -una delle quali incinta- si sarebbero fatte esplodere ad un posto di blocco americano nei pressi della diga Hadithah, uccidendo tre marines e appannando di colpo le immagini rassicuranti che in questi giorni bagnavano d'emozione gli occhi dei cittadini americani con figli o parenti al fronte. La realtà della guerra è tornata prepontentemente a far sentire la propria voce, e a Baghdad ci si può solo immaginare di cosa saranno capaci i disperati martiri di Saddam. Nella tetra e mortificata notte Irachena, il fragore delle esplosioni si contrappone al grido di rabbia dei martiri dell'Islam che, da tutta la penisola, stanno affluendo a frotte con l'odio nel cuore e il mitra fra le braccia. E dopo essersi rifatto vivo in questi giorni il mullah Omar, con tanto di minacce allegate, tornano in un eco i proclami minacciosi di Osama bin Laden, le cui parole in una sorta di sfasamento temporale, sembrano ancora incarnare una drammatica attualità : "non fermeremo i nostri attacchi, finchè tu non lascerai libere le nostre terre" ...

di TSJ

(Sabato, 5 Aprile, 2003)

 

Per le notizie sul conflitto:

http://www.cnn.it

 


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