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Lunedì, 10 Marzo, 2003
Qualcuno fermi quest'uomo, senza se e senza ma ...
di TSJ

Il presidente degli Stati Uniti ha già deciso. L'Onu non serve, le manifestazioni per la pace in tutto il pianeta gli sono entrate da un orecchio e uscite dall'altro (già essendo ottimisti). La macchina bellica e già pronta, in Kuwait, tramite la Turchia e poi chissà dove ancora.

IRAQ -- Sta per avere inizio il conflitto nel già ultra-martoriato Iraq. Dodici anni di embargo hanno provocato un' ecatombe silenziosa di vite umane che agli occhi dell'ipocrisia di noi "civili occidentali" non ha suscitato nessun grande sdegno.

Adesso il presidente degli Usa ha dichiarato che "the game is over", manco si trattasse di un videogioco, o forse si. Cosa si può ancora fare e cosa no è argomento che monopolizza in questi giorni i dibattiti di tutti coloro che si sentono immersi in un'atmosfera d'impotenza riguardo una questione che comunque, alla fine, ci toccherà da vicino un pò tutti.

Una delle tante voci che si oppongono a questa guerra ha commentato l'assurdità di questo conflitto, nato dalla dottrina della 'guerra preventiva' :

"E come se si decidesse di bombardare la Sicilia perchè c'è la mafia ..."

L'assurdità di questo conflitto insensato possiamo notarla anche nei numeri che tanto spesso si sentono nominare ma che poi vengono subito dimenticati, senza soffermarsi a riflettere di come certe volte si vuole rimediare ad un'errore facendone sopra altri dieci. L'errore in questo frangente è ovviamente quello della vendita di armi di distruzione di massa da parte degli Usa all'Iraq nella guerra contro l'Iran, per non parlare del decennio di sanzioni economiche e del mancato rovesciamento del regime Iracheno nella prima guerra del Golfo.

In Iraq dopo le cruente sanzioni economiche inferte alla popolazione (e che non hanno minimamente toccato Saddam e compagnia cantante), in 10 anni la mortalità infantile è raddoppiata, e quindi ci si trova adesso a confrontarsi con cifre drammatiche che però davanti agli occhi di noi "civili occidentali" non suscitano la stessa spettacolarità ed emozione che hanno suscitato invece due aerei che si vanno a schiantare contro dei grattacieli. 108 neonati morti ogni 1000 sono meno spettacolari di due boeing che si vanno ad infilare nelle torri gemelle, ma la fonte di queste sciagure è sempre la stessa, si chiama terrorismo. In Iraq il 21% dei bambini è malnutrito, prima dell'embargo erano l'1%. Attualmente gli iracheni che hanno accesso all'acqua potabile sono il 47%, nel 1989 erano il 93%. Gli analfabeti sono passati dal 15% al 44%.

Qualcuno potrebbe mettersi a fantasticare su certe inquietanti ipotesi del perchè un popolo è stato riportato alla preistoria in questo modo. Si potrebbe arrivare a pensare anche che, da qualche parte, a qualcuno serve il popolo iracheno fiacco e debole, e non istruito, per almeno la prossima generazione, il tempo necessario per instaurarsi e attingere dagli immensi pozzi petroliferi del paese, senza incontrare significative resistenze. Forse è questo il vero motivo del perchè papà Bush nel 1991 non arrivò fino a Baghdad, la popolazione era ancora "troppo in forze" per poter essere addomesticata facilmente. Servivano 10 anni di terrore per fiaccarla definitivamente, per poi far "bagnare il becco" nei pozzi di petrolio al piccolo Bush. Sembra tutto far parte di un grande disegno, e se non si hanno i piedi ben saldi a terra ci si potrebbe anche credere. Uno stato arma un regime in una sorta di guerra per procura, quel regime poi si ribella, e allora interviene lo stato prima amico, per disarmarlo. Il tutto senza uno scopo finale sarebbe bizzarro, se si trattasse di un paese normale, ma non se nel paese in questione ci sono le più grandi riserve petrolifere del pianeta (dopo l'Arabia Saudita).

Ritornando ai silenti numeri di morte prima accennati, bisogna chiarire che la popolazione Irachena conta 23,8 milioni di abitanti, basta quindi farsi qualche piccolo conteggio per rendersi conto che la catastrofe combinata dal civilissimo Occidente è infinitamente superiore alla catastrofe dell' 11 Settembre. E' però inferiore sotto un aspetto che, purtroppo, al giorno d'oggi va per la maggiore : la spettacolarità degli eventi. Ci si commuove quindi, giustamente, quando si sentono le registrazioni della moglie che dall'aereo chiama il marito dicendogli che sta per morire e finisce con la frase "ti amo", però è difficile provare lo stesso dolore di fronte a dei semplici numeri che di per sè sono freddi e inespressivi, ovvero quello dei bambini morti in Iraq a causa dell'embargo. Quelle vittime non sono state causate da Saddam Hussein, nè da Bin Laden, nè dall'Iran o da chi altro. Che ci piaccia o no è stato il civilissimo Occidente a provocare quelle morti insensate, e il dolore di quelle persone è ben lontano dal toccarci, come sono ben lontani i loro lamenti negli ospedali, o i pianti dei familiari che hanno perso i propri figli. A causa del nostro terrorismo, non di quello islamico, non di quello nord-coreano. E adesso in nome della pace si vorrebbe continuare l'eccidio.

La catastrofe umanitaria è stata silenziosa, quindi non degna di attenzione:

“Più di un milione di iracheni sono morti - 567.000 dei quali bambini - come conseguenza diretta delle sanzioni economiche ...” Fao, 1995

“Circa 4500 bambini sotto i cinque anni muoiono in Iraq ogni mese di fame e malattie.” - Philippe Heffinck, Rappresentante dell’Unicef in Iraq, Comunicato Stampa, 5 ottobre 1996

“Il tasso attuale di mortalità infantile per i bambini al di sotto dei cinque anni attribuibile alle sanzioni va dai 6000 ai 7000 al mese.” Denis J. Halliday, Ex-Coordinatore Umanitario dell’Onu in Iraq, 1998.

Leslie Stahl (giornalista): “Abbiamo sentito che mezzo milione di bambini sono morti in Iraq a causa delle sanzioni, più di quanti morirono a Hiroshima. Secondo lei ne vale la pena?” Madeleine Albright: E’ una scelta molto dura, ma penso che ne valga la pena. (Madeleine Albright, all’epoca ambasciatore Usa presso l’Onu, in una intervista alla rete televisiva americana CBS – programma Sixty Minutes (Punishing Saddam), 12 maggio 1996)

C’è un crimine contro l’umanità nell’ultima decade di questo millennio che supera tutti gli altri per dimensioni e crudeltà … le sanzioni imposte dagli Usa contro i venti milioni di iracheni.” (Ramsey Clark, Ex- Ministro della Giustizia Usa, Lettera ai membri del Consiglio di Sicurezza prima della revisione bimestrale delle sanzioni all’Iraq, 1 gennaio 1996)

Tra adulti e bambini morti, sono oltre 250 le persone che ogni giorno muoiono in Iraq (da dieci anni a questa parte), per conseguenza diretta delle sanzioni economiche. E qualcuno, dall'altra parte dell'oceano -in realtà anche qui in Italia- vorrebbe farci credere che questa sia una guerra giusta per la causa della pace... certo, come se la guerra in Afghanistan fosse stata fatta per togliere il burqa alle donne. L'ipocrisia continua.

Nella guerra del '91 le truppe Usa e gli altri alleati spararono con proiettili all'uranio impoverito, lasciandone 300 tonnellate ad inquinare per bene il paese, facendo crescere così il numero dei cancri, delle leucemie e delle malformazioni alla nascita. L'inquinamento radioattivo in Iraq ha raggiunto picchi mai visti, nel '91 il quotidiano 'The Independent' pubblicò un documento top-secret in cui si prevedeva che ci sarebbero state mezzo milione di vittime a fronte di una stima di 40 tonnellate di uranio impoverito. Ma in Iraq, Kuwait e Arabia Saudita ci sarebbe una quantità che oscilla tra le 300 e le 800 tonnellate. Queste munizioni all'uranio impoverito (progettate dagli Stati Uniti negli anni '70), sono state anche causa di parecchi morti tra i militari. Infatti quando un proiettile va a colpire un bersaglio, il pulviscolo radioattivo si disperde nell'aria, ricoprendo una vasta zona, e venendo quindi inevitabilmente inalato da chi si trova nelle zone circostanti. L'uranio impoverito usato in Iraq è poi andato a far parte della catena alimentare, inquinando vaste zone territoriali e anche ovviamente le falde acquifere. Da ciò ne risulta che negli ospedali iracheni i genitori dei nascituri hanno il terrore (giustificato) che il proprio bambino possa nascere con qualche deformazione congenita o malattie sempre attribuibili a questi ormai famigerati proiettili all'uranio impoverito. E' come prendere due piccioni con una fava, invece di uccidere e basta il bersaglio con dei proiettili normali, si mettono le fondamenta per decenni di lacrime e sangue con queste armi chimiche subdole e silenziose, e soprattutto invisibili agli occhi del civile Occidente.

Venerdì 7 c'è stato il tanto atteso rapporto del capo degli ispettori Hans Blix che, con grande abilità diplomatica, ha pronunciato parole che possono essere intese in vari modi. Ovviamente si è ben guardato dal prendere una posizione chiara e netta, lasciando così il suo discorso libero a tutti i tipi di interpretazioni. "I missili al-Samud che stanno venendo distrutti non sono mica stuzzicadenti, si tratta di vero disarmo" -ha detto Blix- "però le domande senza risposta sono ancora molte". Non si è voluto scontentare nessuno insomma, nè l'amministrazione Bush nè i recalcitranti oppositori di questo conflitto guidati dalla Francia e dalla Germania.

Gli Usa hanno proposto un ultimatum all'Iraq, con data di scadenza fissata per il 17 Marzo. La sorpresa è poca, dato che nella notte del 18 c'è la luna piena, ed è come data la migliore per un attacco, secondo la più classica delle strategie militari. C'è quindi da aspettarsi il peggio, il presidente Bush ha chiesto 95 miliardi di dollari per affrontare questa guerra, ma la cifra è probabilmente destinata a lievitare. E' ovvio che più bombe si lanciano in Iraq e più l'economia Usa decollerà, trainata dalle industrie che producono armi. Nel '91 la guerra andò a costare circa 60/70 miliardi di dollari. Le cifre dei morti Usa (secondo fonti Cnn) durante le operazioni del '91 possono essere riassunte così :

Morti Usa: 148 in battaglia, 145 non in battaglia
Esercito: 98 in battaglia, 105 non in battaglia
Marina: 6 in battaglia, 8 non in battaglia
Marines: 24 in battaglia, 26 non in battaglia
Aviazione: 20 in battaglia, 6 non in battaglia
Donne uccise: 15

In questa guerra le cose potrebbero andare infinitamente meglio, o infinitamente peggio, per le forze armate americane. Sembra infatti che la strategia militare Irachena sia quella di accentrare la Guardia Scelta Presidenziale, i cosiddetti Fedayn -fedeli a Saddam- all'interno di Baghdad, costringendo le forze armate americane alla guerriglia urbana. Questa è la più nera delle ipotesi, perchè se così fosse la guerra si prolungherebbe di parecchio, e il numero dei morti -sia tra i civili che tra i militari- aumenterebbe in maniera esponenziale. Le truppe scelte dei Fedayn contano circa 15000 uomini pronti a difendere sino alla morte (forse) il loro amato Dittatore.

Nel frattempo il resto del mondo continua a manifestare contro la guerra, e i vari capi di governo -eletti dai manifestanti- poco democraticamente continuano per la loro strada, senza dare ascolto alcuno alle critiche sollevate da coloro che li hanno eletti tempo prima. Oltre 800.000 persone hanno manifestato in Indonesia, in Italia circa 60.000 manifestanti hanno protestato davanti a Camp Darby (base militare NATO), vicino a Pisa. Altre manifestazioni ci sono state in Giappone, in India, Inghilterra, Stati Uniti, Cile e Germania. Altre importanti manifestazioni di protesta contro la guerra sono attese per la prossima settimana.

I governi della Francia, Germania, Cina e Russia sono in prima linea per evitare il conflitto, osteggiati dai falchi di Washington (e anche dalle colombe), dalla sempre-fedele Gran Bretagna e dalla new-entry rappresentata dalla Spagna di Aznar. L'Italia (il Governo, non il popolo) è come sempre in bilico, anche se pare propendere decisamente per l'opzione guerra anche senza il consenso dell'Onu. Tutto fa pensare al peggio.

Qualcuno ultimamente continua a ripetere la frase 'se vuoi la pace preparati alla guerra', ma pare proprio che nonostante queste stupide massime la maggior parte della gente abbia ormai in mente la frase in un altro modo : se vuoi la pace, evita la guerra.

di TSJ

(Lunedì, 10 Marzo, 2003)

 


Per maggiori approfondimenti e per le fonti:

http://www.cnn.it

http://www.unponteper.it/

 


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