Mercoledì, 16 Aprile, 2003
L'impero Arrogante
di TSJ
I
falchi di Washington hanno le idee chiare, i prossimi saranno
i Siriani, la propaganda è già iniziata, una volta impaurito per
bene il popolo americano si darà voce alle armi. L'opinione pubblica
è col suo presidente, i pacifisti -così si dice- sono stati sconfitti.
STATI
UNITI -- L'impero
arrogante, così sono stati definiti gli Stati Uniti qualche settimana
fa in un articolo apparso su Newsweek e scritto dal giornalista
Fareed Zakaria. Il contenuto del suddetto strideva parecchio col
titolo, e forse il contrasto non era occasionale. Si decantavano
le lodi di quanto l'America ha fatto di buono negli anni, liberando
l'Europa dal Nazismo, ricostruendo la stessa tramite il piano
Marshall e consentendo al resto del mondo di farsi "portare in
braccio dall'America" in un momento di bisogno. Fareed dichiarava
che "questa guerra sarebbe apparsa più 'bella' alla sua conclusione",
quasi già si immaginasse statue cadere e folle di iracheni in
festa. Forse non credeva che questa 'bella guerra' avrebbe scaraventato
nelle tv di mezzo mondo intere famiglie in lacrime, o bambini
con entrambe le braccia mutilate che si chiedono quale futuro
potrà mai avere un essere umano senza braccia fin dall'infanzia.
Avrà forse letto la storia di quel padre iracheno che, sotto il
fuoco dei caccia Usa, si è visto sterminare l'intera famiglia
: moglie, sei figli, tre fratelli e rispettive mogli, e preso
dalla disperazione si lanciava la sabbia negli occhi per non vedere,
per non voler credere. Certo si potevano prevedere folle di persone
saccheggiare e depredare il loro stesso patrimonio storico e culturale,
come è avvenuto nel saccheggio del Museo di Baghdad, si potevano
prevedere folle festanti scandire slogan tipo "la ilaha illa Allah,
Saddam adu’ Allah" ovvero "non esiste alcun Dio tranne Allah,
e Saddam è suo nemico". Ma ci si poteva immaginare che, neanche
a guerra finita, già sarebbero iniziati cortei (a Nassiriya) e
le manifestazioni anti-Usa con slogan molto simili a quelli usati
dai 'pacifisti' di tutto il mondo, "nè con Saddam, nè con Bush"
? Difficile immaginarlo un mese fa, ma adesso questa è la realtà
in Iraq. Il problema sta nel fatto che una guerra di liberazione
-come è stata chiamata- non prevede nessuna occupazione del territorio
liberato, come in tutte le ottiche coloniali in Iraq c'è però
qualcosa da guadagnare, e neanche i più focosi sostenitori di
questo conflitto potranno essere così ingenui è incoerenti da
dire che non c'erano interessi economici e strategici dietro la
lotta del "bene contro il male", come è stata definita da George
W.
Nelle
previsioni il nodo cruciale non era la vittoria militare, sin
troppo scontata, ma la vittoria politica. In questo senso non
c'è ancora nessun segnale che faccia sperare in qualcosa di buono
in tempi brevi, piuttosto si sta delineando un remake stile Afghanistan,
dove le esplosioni, gli attentati e le rappresaglie delle "sacche
di resistenza" sono ormai drammatica quotidianeità. Per informazioni
chiedere al contingente italiano degli alpini impegnati in missioni
di peace-keeping, molto "keeping" e poco "peace".
Ruolo
importante in questa guerra l'hanno avuto i mezzi d'informazione.
Lo scempio e la distorsione della verità è stata sostenuta dall'ignobile
modo in cui i media occidentali hanno "coperto" gli avvenimenti
che hanno avuto luogo in Iraq. Si è voluto creare un'immagine
da mettere in bella mostra nei libri di storia delle prossime
generazioni, quel dittatore che cade, quei soldati in trionfo,
quei pianti non sentiti (non ascoltati), e quel sangue innocente
lavato via troppo in fretta dalla memoria e dagli occhi della
gente. E nei talk-show televisivi impazzano adesso pseudo discussioni
di compiaciuti "macellai democratizzanti" che, virtualmente, sghignazzano
soddisfatti in faccia a quel "migliaio di dimenticati" che, in
questo conflitto, hanno perso la vita o magari qualche gamba.
Ma non c'è da disperare, per ogni straccione iracheno rimasto
ucciso nelle esplosioni della formidabile intelligenza di queste
bombe, altri mille hanno acquistato la libertà, la democrazia...
Pardon, il caos, l'anarchia, il vero far-west a stelle e strisce
in versione arabica.
E
ancor prima di ristabilire l'ordine nell'Iraq liberato già si
pensa al prossimo bersaglio, e ciò non stupisce, è solo la storia
che si ripete, prima fu l'Afghanistan, adesso l'Iraq e poi chissà.
Due paesi bombardati e neanche uno pacificato, qualcuno potrebbe
saggiamente azzardare che "è più facile vincere la guerra che
vincere la pace". Frase che ultimamente si sente dire spesso ma
nessuno sembra averne ancora carpito bene il significato, se non
in termini pratici almeno in termini teorici. La convenienza passeggera
delle alleanze con soggetti poco raccomandabili è un elemento
noto della politica americana, e anche se il meccanismo ormai
si conosce è sempre motivo di stupore assistere a politiche che
cambiano con troppa celerità i loro rapporti con personaggi, prima
amici, e subito dopo nemici. Ci si confonde perchè il lasso di
tempo con cui avviene questa trasformazione è brevissimo, quasi
istantaneo. Oggi sono alleato con Saddam, domani il mio amicone
diventa un mostro orribile. Di mattina sostengo i Talebani e avvio
negoziati con loro per la costruzione di un oleodotto/gasdotto
che passi per l'Afghanistan, e nel pomeriggio ho già cambiato
idea. I simpatici amici di ieri sono trasformati, a proprio piacimento
e convenienza, in orribili mostri di oggi. Che dietro si celino
motivi economici o strategici è facilmente intuibile.
Il
peggiore elemento della cosiddetta "asse del male" è
caduto in venti giorni, senza fare niente di ciò che "il male"
avrebbe dovuto fare per mantenere alto il proprio nome. Il più
grande stato canaglia non ha neanche ucciso i sette soldati Usa
catturati e mostrati sofferenti alle telecamere, li hanno restituiti
così come li avevano presi, nuovi di zecca. Non è proprio un comportamento
che si potrebbe addurre ad uno stato che rappresenta il "male",
qualsiasi cosa questa parola possa significare. Il sanguinario
Saddam non ha avuto neanche un misero Scud da lanciare contro
il Kuwait o Israele. Delle cosiddette "armi di distruzione di
massa" neanche l'ombra. E questo doveva essere il terrificante
"stato canaglia" che da un giorno all'altro avrebbe potuto atterrire
tutto il pianeta con l'uso di fantomatiche armi chimiche o biologiche
? L'unica vera arma di distruzione di massa che è stata usata
in questa guerra è stata l'informazione dei mass-media. O meglio,
la disinformazione. Grande enfasi su una statua che cade, calpestata
sì dagli iracheni, ma buttata giù ad arte da un blindato americano.
Un regalino per i fautori della propaganda di Washington. Strano
che le telecamere manchino di dare risalto alle notizie sulle
bombe "intelligenti" che, poco sapientemente, sono cadute e continuano
a cadere in mezzo ai civili inermi. "Ci dispiace signor 'bombe
intelligenti', quest'esame non l'avete passato, ma non preoccupatevi,
siete rimandate a Settembre. Sede d'esame l'Iran, o forse la Siria,
stiamo ancora decidendo, comunque vi faremo sapere...". Le minacce
sulla Siria si fanno sempre più insistenti, le misteriose armi
di Saddam potrebbero trovarsi proprio lì, a detta di Rumsfeld,
quindi un comodo prendi due paghi uno. O forse è un "prendi tre
paghi uno", dato che c'è anche l'Iran. E nel frattempo, tra minacce
e bombardamenti, il Pentagono ha fatto sapere che non porterà
avanti nessun conteggio ufficiale per stabilire quanti civili
siano stati uccisi in Iraq, come dire "the show must go on, la
statuetta l'abbiamo buttata giù, tutto il resto -come si dice
negli Stati Uniti- è soltanto storia".
Quindi la libertà da oggi appartiene anche all'Iraq, via Saddam
gli iracheni accolgono a braccia aperte George W. Una libertà
bagnata di sangue quella del popolo Iracheno, ma senz'altro una
statua del dittatore di turno che cade fa più notizia dei civili
morti sotto le bombe o trucidati "per errore" da fanatici cowboy
col grilletto troppo facile. Poco importano quelle morti, basta
dire che si tratta di "un'errore", e l'orrore sparisce dalle pagine
di questa storia recente ancora sporca di molto inchiostro e ancor
più sangue. E quindi via con la scarrellata di pietose
immagini delle camere di tortura del malvagio regime iracheno,
come se la pratica della tortura dei detenuti fosse cosa sconosciuta
nella grande democrazia a stelle e strisce. "Una camera degli
orrori dove venivano strappate unghie e denti...", accenna qualche
giornalista volutamente ingenuo. Avranno preso mica lezioni dagli
israeliani questi iracheni ? Che Sharon abbia dato qualche dritta
agli uomini di Saddam su come strappare le unghie dei piedi durante
gli interrogatori o su come far giungere alla follia una persona
privandola del sonno ? Lo Stato di Israele non può però
essere perseguito per crimini orrendi quale è quello della tortura,
quando si è protetti dallo scudo della democrazia tutto sembra
lecito e consentito. Sembra quasi che le democrazie siano per
principio esenti da errori, e quindi gli sia permesso tutto, tanto
più quando l'aggressione è diretta contro una dittatura.
E
dall'inizio della guerra in Iraq ad oggi, proprio nell'infinito
conflitto Israele-Palestina, ci sono state oltre 120 vittime palestinesi
per mano, o per fucile, dell'esercito israeliano. Nel 2003 i morti
palestinesi sono stati 232, 52 invece gli israeliani rimasti uccisi.
Dall'inizio di questa seconda Intifada, ovvero il 29 Settembre
2000, il conteggio delle vittime è drammatico e testimone di un
odio che non sembra fare passi indietro : 2105 palestinesi e 699
israeliani rimasti uccisi in mezzo ad una tempesta di terrorismo
e brutali, cruente rappresaglie. A rendere il tutto ancora più
grave sta il fatto che 504 di queste vittime erano bambini (412
palestinesi, 92 israeliani). Il conteggio però muta di ora in
ora, di giorno in giorno, e si vanno aggiungendo altri numeri,
altri morti.
Questa
è la logica dell'impero, l'impero volutamente arrogante.
E ancora qualcuno oltreoceano continua a chiedersi il perchè
di questo antiamericanismo dilagante. Gli imperi non hanno mai
goduto di grande simpatia, soprattutto se si raffrontano al resto
del mondo con il costante uso della forza. Gli Stati Uniti oggi,
agli occhi di buona parte del mondo, non sono più percepiti
come quel "gigante buono" che incarnava il 'sogno americano',
bensì come un "cane rabbioso" perennemente immerso
nella pratica della minaccia e nell'odiosa arroganza e presunzione
di chi sa che potrebbe far inginocchiare il mondo intero ai propri
piedi. Dunque si diano i nomi giusti alla categoria che sta al
servizio dell'impero. Non i falchi della Casa Bianca, gli 'avvoltoi'.
Il termine "falchi" assume una connotazione errata in questo contesto,
e si discosta dunque dall'aspetto nobile dell'estetica e del suono
di questa parola. 'Avvoltoi' è un termine più appropriato. Gli
avvoltoi si nutrono delle carcasse di animali che non possono
più difendersi, come non si potevano difendere ieri i disgraziati
iracheni e come non potranno difendersi domani i disgraziati siriani.
Perciò si persegua pure l'antica logica di attaccare chi non si
può difendere, ma chiamiamo con nomi appropriati prede e predatori.
Chiamiamoli col nome giusto, chiamiamoli avvoltoi, non falchi.
di TSJ
(Mercoledì,
16 Aprile, 2003)
Per
le notizie sul conflitto:
http://www.cnn.it