Domenica, 30 Marzo, 2003
Colpisci e terrorizza, a scuola dagli Iracheni
di TSJ
Scoppia
in Iraq l'incubo kamikaze, un uomo dell'esercito di Saddam ha
ucciso ieri 4 marines americani con un attentato a Najaf. Nel
frattempo continuano a giungere in Iraq altri aspiranti "martiri"
per immolarsi in nome della Jihad contro le truppe alleate.
IRAQ
-- "Shock
and awe", colpisci e terrorizza. La strategia pianificata dai
cervelloni del Pentagono, non si discosta troppo da quella utilizzata
dai martiri di Saddam, almeno le sembianze degli effetti sembrano
essere le stesse. Si combatte quindi ad armi pari, almeno per
quel che concerne il creare sgomento fra la popolazione, ovvero
il terrorismo. "Altri migliaia di martiri sono pronti a colpire
duramente gli invasori", tuonava Taha Yassin Ramadan, il vice
di Saddam. Ma gli faceva eco da Washington il generale Richard
Myers, che pacatamente ha riferito che "non c'è tattica di guerra
che è sconosciuta a noi e ai britannici, compresi gli attacchi
suicidi". Che si tratti di semplice propaganda ad uso e consumo
dei media è chiaro e facilmente intuibile senza troppe spiegazioni.
Non riesce il "pugno duro" di Sharon a fermare gli attacchi dei
Shaeed palestinesi, come potrà farlo un frastornato esercito americano
in un paese grande come l'Iraq è un mistero. Si prospetta
dunque una difficile "guerra di logoramento", come quella che
si disputa in Cecenia fra russi e guerriglieri islamici.
La
guerra santa di Bush si contrappone drammaticamente alla Jihad
dei "martiri di Allah", che il presidente americano ha trasformato
in alleati del sanguinario dittatore iracheno. "Il nemico dei
nostri nemici è nostro amico", questa è la logica che nel mondo
arabo si sta allargando come un'incontrollabile epidemia, al di
là di ogni propagandistica previsione dei vari Rumsfield, Franks
o Condoleeza Rice. La verità è che il "colpisci e terrorizza"
iracheno è, e sarà, molto più efficace di quello americano -se
non nell'immediato- almeno nel dopoguerra, ammesso che questa
guerra abbia un "dopo", e non sia invece la guerra permanente
che ha in mente Bush con i suoi mentori del Pentagono.
"Alla
fine l'America trionferà, e l'Iraq sarà un paese liberato". E'
questa l'incessante cantilena che si sentono ripetere i giornalisti
durante i briefing del Pentagono o durante gli sproloqui radiofonici
o televisivi del presidente Americano. "Ma non doveva durare 72
ore il conflitto ?", azzarda qualche gornalista intrepido, e la
risposta è meno presuntuosa della vigilia : "Non importa quanto
durerà, vi basti sapere che vinceremo noi". La presunzione è giustificata,
perchè nonostante le disperate difese irachene, questa guerra
non può che avere come esito l'abbattimento del regime di Saddam,
e quindi delle forze irachene che oggi stanno contrastando le
truppe alleate. Nonostante la guerra sia chiaramente agli sgoccioli,
se non nell'esito, nel sangue dei civili uccisi, la paura principale
è cosa accadrà dopo.
Il
secondo kamikaze iracheno, quello di Najaf, ha risvegliato negli
americani gli incubi post 11 Settembre. Il primo non era stato
"ufficializzato", nonostante si fosse fatto esplodere contro un
carro armato degli alleati, non provocando peraltro nessun grande
danno. Il secondo, tale Ali Hammadi al-Namani, ha invece ucciso
4 marines americani (fonti irachene sostengono siano state 11
le vittime), durante un attentato presso un chek-point a stelle
e strisce. Il kamikaze avrebbe adottato la "copertura" del tassinaro,
col taxi riempito di tritolo, e quando gli è stato intimato l'alt
dai militari, avrebbe fermato la macchina e, dopo un gesto di
saluto ai marines, avrebbe fatto detonare l'esplosivo. La modalità
di esecuzione, o almeno lo "stile" -se così si può chiamare- ricorda
l'attentato che al-Qaeda mise a segno qualche hanno fa nello Yemen,
contro il caccia torpediniere Cole, uccidendo 17 marinai e provocando
danni per milioni e milioni di dollari. In quella circostanza
un piccolo gommone imbottito di c-4, si affiancò alla nave, e
prima di farsi esplodere in aria, i due kamikaze salutarono "amichevolmente"
i militari americani. La somiglianza è forte, e inquietante per
certi versi.
Nonostante questi atti di disperazione portati alle estreme conseguenze,
la campagna militare americana ha mostrato chiare pecche dal punto
di vista strategico, dovute principalmente al fatto che la crescente
indignazione dell'opinione pubblica mondiale sia estremamente
attenta e sensibile riguardo gli "effetti collaterali" di questa
guerra. I civili uccisi sono ormai più di 500, senza contare i
feriti, e i feriti gravi, in un paese la cui economia stroncata
dall'embargo fa si che si muoia a causa di malattie che in Occidente
si curano con una pillola. E mancano anche gli anestetici, ciò
significa lancinanti grida di dolore che nell'animo dei medici
e dei familiari dei colpiti aprono ferite difficilmente rimarginabili
con semplici lanci di chewing-gum da parte dei "liberatori". Questa
era la guerra lampo di 72 ore ? Questi erano i missili intelligenti
? Quanto può essere intelligente un missile che va ad infilarsi
in mezzo ad una folla di disperati ad un bazar ? Se queste bombe
hanno la capacità intellettiva del presidente che ne ha
ordinato il lancio, i conti -in modo drammatico- tornano tutti.
Le forze alleate (Usa e GB) sono comunque concordi con l'affermare
che la vera guerra -ovvero la presa di Baghdad- deve ancora cominciare,
e le perdite umane che potrebbero esserci sono un fattore non
facilmente pronosticabile, soprattutto se si tiene conto del fatto
che come arma di disperazione le milizie di Saddam potrebbero
ricorrere alle armi chimiche. La battaglia politica sarebbe, in
quelle circostanze, persa in principio, e darebbe il pretesto
(e il consenso?) all'esercito angloamericano di usare armi devastanti
e molto poco intelligenti, quali -per esempio- piccoli ordigni
nucleari.
E
proprio mentre giungono le tristi notizie di guerra, si rifà
vivo un amareggiato Hans Blix (il capo degli ispettori Onu per
il disarmo), che con rassegnazione riferisce di come a Washington
"non erano interessati ad ascoltare informazioni obiettive" e
che addirittura "il lavoro degli ispettori irritava gli americani".
Quello che ha parlato, in varie interviste per giornali, radio
e televisioni, è un Hans Blix scontento e scettico al tempo
stesso. Scontento perchè avrebbe voluto altri tre mesi
per completare le ispezioni, e scettico perchè le prove
fornite dall'intelligence Usa sugli armamenti iracheni erano "mediocri".
E
intanto la guerra, o l'incubo, potrebbe allargarsi improvvisamente.
Rumsfeld ha minacciato la Siria e l'Iran, la prima per sedicenti
apporti di materiale bellico e umano destinati alla causa irachena,
la seconda per via dei guerriglieri islamici che starebbero affluendo
nei campi di battaglia per dare il loro sostegno a questa nuova
Jihad contro gli americani. Tra menzogne, slogan di convinti propagandisti
che non convincono, e notizie sempre più incerte che giungono
da ambo le parti impegnate nel conflitto, si prospetta un "durante"
fortemente influenzato da un'inimmaginabile "dopo", quando l'ormai
sfumata immagine dei liberatori americani armati di hot-dog e
democrazia andrà irrimediabilmente a scontrarsi contro gli scellerati
uomini-bomba, che di Pepsi e hamburger potranno farne a meno ;
il Paradiso è ad un passo, basta solo un pò di disperazione e
dell'esplosivo, al resto -come sempre- ci penserà Allah.
di TSJ
(Domenica,
30 Marzo, 2003)
Per
le notizie sul conflitto:
http://www.cnn.it